Tensioattivi: cosa sono e come si classificano

Ho ricevuto dei detergenti da testare che saranno oggetto delle prossime recensioni all'interno di questo blog, per questa ragione mi è parso doveroso condividere con voi ciò che ho studiato finora a proposito delle sostanze che sono presenti nei prodotti per l'igiene della casa e della persona.
Prima di tutto è bene che chiarisca la mia posizione.

Chi sono io per parlare di ciò?
Sono una laureanda in Ingegneria Ambientale.

Mi intendo di INCI dei prodotti chimici?
Assolutamente no, non ho alcuna competenza in materia.

Di cosa mi intendo?
Relativamente a questo argomento in particolare, di inquinamento dei corpi idrici e di trattamento delle acque reflue.

Fatta questa doverosa premessa, veniamo finalmente al dunque.

Tensioattivi ionici, anionici, non ionici e cationici... scopri che differenza hanno

COSA SONO I TENSIOATTIVI

I tensioattivi sono quelle sostanze all'interno dei detergenti che lavano e fanno schiuma.
Tali sostanze riescono a rimuovere lo sporco dalle superfici (o penetrare attraverso i tessuti) riducendo la tensione superficiale dell'acqua, rendendo dunque la superficie da detergere più facilmente bagnabile.
Utilizziamo dunque i tensioattivi ogni qual volta l'acqua da sola non è sufficiente per pulire efficacemente una qualsiasi superficie, sia essa la nostra pelle, il tessuto di una maglietta o il piano della nostra cucina.

I tensioattivi sono costituiti da una testa idrofila (che si lega con l'acqua) e da una coda idrofoba (che respinge l'acqua). La struttura di una particella di sapone così descritta riesce ad asportare le molecole di grasso o delle sostanze organiche.

I tensioattivi servono per lavare e fare schiuma

CLASSIFICAZIONE DEI TENSIOATTIVI
I tensioattivi possono essere di quattro tipi:
  • Tensioattivi anionici: sono quei tensioattivi solitamente presenti nei detersivi per il bucato, per i piatti, negli shampoo ecc. Sono carichi negativamente e possiedono il miglior potere detergente, ma sono anche i più aggressivi tra i tensioattivi. A questa categoria appartengono anche i saponi, i quali tendono a perdere il loro potere detergente in soluzione acida e formano composti insolubili in acque dure, per queste ragioni negli ultimi decenni sono stati in parte rimpiazzati da altri prodotti.
  • Tensioattivi cationici: vengono utilizzati nei balsami per capelli e negli ammorbidenti. Hanno un blando potere detergente ma, in compenso, possono avere proprietà batteriostatiche. Sono carichi positivamente, per questo non risultano compatibili con i tensioattivi anionici.
  • Tensioattivi non ionici: non possiedono carica elettrica. Sono compatibili sia con i tensioattivi anionici che con i tensioattivi cationici ma, a differenza di questi ultimi, risultano meno aggressivi sulla pelle. Sono i più efficaci contro lo sporco unto.
  • Tensioattivi anfoteri: si comportano da tensioattivi anionici in ambienti basici e da cationici in ambienti acidi. In combinazione con i tensioattivi anionici, i tensioattivi anfoteri ne mitigano l'aggressività sulla pelle e svolgono una funzione antibatterica.

Inquinamento delle acque causato dall'eutrofizzazione
fonte: wikimedia.org - pic by Lamiot


DANNI PER L'AMBIENTE
La presenza di tensioattivi nelle acque reflue comporta una serie di problematiche quali:
  • presenza di schiume con conseguente alterazione delle proprietà organolettiche;
  • inibizione dei processi di depurazione anaerobi;
  • danneggiamento della flora e della fauna ittica (in particolare, causano la perdita dello strato lipidico superficiale dei pesci, minano la sopravvivenza delle uova ed arrecano considerevoli danni alle piante superiori);
  • favoriscono l'eutrofizzazione (anche se i maggiori responsabili di questo fenomeno di inquinamento sono i detersivi a base di fosfati).

Per le suddette ragioni, nel 1983 è stata emanata una legge che ha impedito ai produttori di detergenti di immettere in commercio tensioattivi sintetici con biodegradabilità media inferiore al 90%.

Sebbene tale provvedimento abbia migliorato la situazione, il sempre crescente consumo di detergenti a base di tensioattivi ha comunque favorito la dispersione degli stessi nei corsi d'acqua, imprimendo pesanti modifiche degli ecosistemi sui quali essi vengono immessi.


COME LIMITARE I DANNI

Mi piacerebbe potervi dire che esiste un modo per non utilizzare i tensioattivi o che, tra questi, ne esistono alcuni che non inquinano, ma sarebbe una bugia.

I tensioattivi, per loro stessa natura, inquinano.

Esistono però tensioattivi che inquinano meno di altri poiché possiedono una percentuale media di biodegradabilità più elevata, e detergenti che non addizionano ai tensioattivi altre sostanze pericolose per l'ambiente.

Noi possiamo certamente fare la nostra parte evitando in primis gli sprechi: è sufficiente utilizzare la quantità necessaria dei detergenti che ci servono e, quando possibile, evitare di utilizzarli.

Ecco alcuni esempi:
  • per lavarci le mani è sufficiente erogare una sola goccia di sapone liquido, è invece importante strofinarle per almeno 30 secondi ed, infine, asciugarle con la massima cura;
  • per lavare il bucato o i pavimenti leggere l'etichetta presente dietro il detersivo ed attenersi alla dose consigliata dai produttori in base alla durezza delle nostre acque (potete conoscere la durezza delle acque della vostra zona visualizzando la seguente immagine: LINK);
  • sostituire, quando possibile, i prodotti naturali ai detersivi. Ad esempio, per la pulizia di forno e frigorifero non è necessario l'utilizzo di un detersivo ma è sufficiente utilizzare una spugna ruvida impregnata di una soluzione di acqua e aceto bianco per poi risciacquare con un panno pulito.

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